Ascoltare, pensare al plurale: il Governatore Eletto Stefano Quarchioni disegna il Distretto che sarà
di Licia Caprara
Una metafora, la navigazione, e quattro parole chiave per disegnare lo skyline del futuro prossimo del Distretto 2090. Un’anteprima, quella costruita dal Governatore Eletto Stefano Quarchioni, in una cornice prestigiosa e di grande suggestione, lo Sferisterio di Macerata, che ha accolto nella Gran Sala Cesanelli gli assistenti e la squadra distrettuale. Il luogo perfetto per una prima prova d’orchestra, perché le grandi opere richiedono coordinazione assoluta tra direttore, solisti, coro e tecnici. A suonare insieme si impara e non a caso, nella prima prova di Macerata, è ricorsa più volte la parola apprendimento, che il futuro Governatore ha voluto declinare come uno dei punti cardine del suo mandato, insieme a fiducia, appartenenza e continuità.
Il Seminario di Apprendimento degli Assistenti del Governatore e della Squadra distrettuale, ha rappresentato dunque molto più di un passaggio organizzativo in vista dell’annata rotariana 2027-2028. È stata l’occasione per condividere un metodo, chiarire le responsabilità e, soprattutto, cominciare a costruire una visione comune. Perché una squadra non nasce semplicemente mettendo insieme persone competenti: prende forma quando ciascuno riconosce il valore degli altri e comprende che il risultato collettivo può andare ben oltre la somma dei singoli contributi.
«Vi ho scelti perché insieme possiamo andare più lontano, ognuno con la propria visione e la propria esperienza», è il senso dell’invito rivolto da Quarchioni ai suoi collaboratori. Un richiamo alla responsabilità individuale, ma anche alla necessità di superare le logiche personali per ritrovare una rotta condivisa. In questa prospettiva, il lavoro di squadra non è uno slogan: è una scelta concreta, che richiede ascolto, disponibilità al confronto e capacità di collaborare.
Ascoltare, prima di tutto. Per Quarchioni è questa una delle chiavi per affrontare alcune delle criticità che attraversano la vita dei club, a cominciare dalle difficoltà nel trattenere i soci e dal rischio che la partecipazione perda slancio. Un socio che non si sente ascoltato e valorizzato difficilmente può maturare un autentico senso di appartenenza. Al contrario, chi trova spazio per esprimersi, è coinvolto nelle decisioni e può riconoscersi nei progetti del proprio club ha più ragioni per restare e contribuire.
È un cambio di prospettiva che riguarda anche il ruolo dei dirigenti. Non basta trasferire indicazioni o richiamare le regole: occorre accompagnare le persone, suscitare curiosità e interesse, favorire la partecipazione. Non a caso Quarchioni ha insistito sulla differenza tra formazione e apprendimento. La prima può limitarsi alla trasmissione di nozioni; il secondo implica interazione, coinvolgimento, crescita. Non si tratta soltanto di sapere che cosa fare, ma di comprendere perché farlo e come farlo insieme agli altri.
In questo percorso gli Assistenti del Governatore occupano una posizione strategica. Sono il primo anello di una catena che deve tenere uniti il Distretto e i club, una presenza di supporto per i Presidenti, non un livello di controllo. La domanda che dovrebbe orientarne l’azione non è «che cosa non avete fatto?», ma «che cosa posso fare per voi?». Una differenza tutt’altro che formale, perché restituisce alla relazione la sua funzione essenziale: aiutare i club a tradurre le idee in azioni, senza sostituirsi a chi quelle azioni è chiamato a realizzarle.
La metafora della navigazione, scelta per accompagnare la riflessione, rende bene il senso di questo compito. Le regole sono la carta nautica, indispensabile per orientarsi e non perdere di vista i riferimenti comuni. La fiducia è il vento che permette di procedere. L’equipaggio è il club, con il suo direttivo e i suoi soci: persone diverse, chiamate a collaborare per raggiungere la stessa destinazione. E il porto da cui ripartire è rappresentato dal lavoro dell’annata precedente, da conoscere e valorizzare prima di tracciare nuove rotte.
L’Assistente, in questo scenario, è il custode della rotta: aiuta a mantenerla, sostiene chi è al timone, segnala le difficoltà e contribuisce a trovare soluzioni. Non è un controllore che verifica da terra se tutto procede secondo programma, ma qualcuno che condivide il viaggio e mette le proprie competenze a disposizione degli altri.
Da qui discende anche un altro punto fermo del mandato che si sta delineando: la continuità. Le annate rotariane non possono essere pensate come compartimenti separati, né i loro responsabili come protagonisti di una competizione per affermare ciascuno il proprio segno. La parola da sostituire a competizione è collaborazione. Ogni nuovo percorso deve saper raccogliere quanto è stato realizzato, riconoscere il lavoro di chi lo ha preceduto e innestare su quelle esperienze idee nuove. Perché il Rotary non riparte da zero ogni anno: cresce se sa dare continuità ai progetti, alle relazioni e alle competenze.
Il richiamo alle regole resta importante, così come la necessità di essere credibili e affidabili. Ma l’autorevolezza, nella visione di Quarchioni, non si esaurisce nell’esercizio di un ruolo. Richiede anche umiltà, compresa quella di chiedere aiuto quando serve. Significa saper coinvolgere, accompagnare, far crescere gli altri e delegare, riconoscendo che la qualità di un dirigente si misura anche dalla capacità di rendere gli altri protagonisti.
C’è poi il rapporto con le comunità, che rimane la ragione sostanziale dell’impegno rotariano. I progetti non possono essere valutati soltanto per la loro realizzazione o per la visibilità che producono: devono lasciare un segno, generare un impatto riconoscibile nella vita delle persone. È qui che il senso di appartenenza al club incontra quello più ampio di responsabilità verso il territorio.
In questo orizzonte si colloca anche l’attenzione alle nuove generazioni. «Abbiamo bisogno di giovani che uniscono per fare un salto di qualità»: il messaggio è chiaro. Non basta aprire loro le porte o prevedere iniziative dedicate; occorre costruire occasioni reali di partecipazione, affidare responsabilità, favorire lo scambio tra esperienze e sensibilità differenti. La cultura solidaristica del Rotary, cifra distintiva dell’associazione, può diventare il terreno comune sul quale generazioni diverse imparano a lavorare insieme.
Non è un caso che il programma del Seminario abbia affiancato alla riflessione sulla rotta dell’annata e sul ruolo degli Assistenti temi altrettanto decisivi: la comunicazione come strumento di coinvolgimento, il valore del service attraverso la Rotary Foundation, il passaggio dalla partecipazione all’appartenenza, il problema del turnover eccessivo, l’accompagnamento dei nuovi soci e le modalità per coinvolgere i giovani. Senza dimenticare gli strumenti digitali e le piattaforme a disposizione del Distretto. Un insieme di argomenti che restituisce la complessità del lavoro da compiere, ma anche la necessità di affrontarlo con un metodo unitario.
Quattro parole, dunque, per dare una direzione al futuro: apprendimento, fiducia, appartenenza, continuità. Non parole da consegnare a un documento programmatico e poi archiviare, ma criteri da mettere alla prova nella vita quotidiana dei club. Conoscere, comprendere, partecipare: una sequenza che porta dalla consapevolezza all’azione e che può aiutare a ritrovare quella rotta comune da costruire presto, bene e con il cuore.
A Macerata, del resto, la cornice sembrava suggerire qualcosa anche al di là delle parole. Lo Sferisterio, con la sua architettura imponente e la vocazione ad accogliere voci e armonie, ha offerto alla giornata un fondale capace di evocare il valore del lavoro collettivo. E sopra la città, il cielo azzurro di ottobre sembrava allargare lo sguardo, ricordando che ogni rotta ha bisogno di un orizzonte. Non è sufficiente sapere dove si vuole arrivare: bisogna trovare il modo di procedere insieme, anche quando il vento cambia.
È questa, in fondo, la sfida che attende il Distretto 2090 nell’annata che si prepara: non soltanto realizzare progetti, ma creare le condizioni perché le persone abbiano voglia di partecipare, sentirsi parte di una comunità e riconoscere nell’impegno comune una ragione autentica per continuare il viaggio.
Perché il bilancio più significativo, al termine del percorso, non sarà soltanto quello delle iniziative portate a compimento. Sarà la possibilità di guardarsi indietro e riconoscere di aver costruito relazioni più solide, club più partecipi e nuove opportunità di servizio. E di poter dire, come auspica Quarchioni, di aver trovato nuove ragioni per stare nel Rotary.


